I sentimenti degli dèi, come degli umani hanno occupato fin dai primordi della creazione universale, un fondamentale ruolo nelle azioni e nella dimensione miticopoetica dell’essere pensante terreno e non solo! Amore, odio, gelosia: comuni sentimenti espressi, manifestati in tutte le civiltà conosciute, attraverso le parole della letteratura poetica, che meglio di ogni cosa, s’eleva verso il firmamento con le alate parole. Uomini e dèi uniti dai sentimenti e, come nel caso della leggenda di Inanna- Ishtar, l’amore per l’amato Dumuzi, il dolore straziante per la morte di questi, hanno offerto la linfa per creare parole che esprimono la profonda elevazione di un sentimento unico nell’universo: l’amore. «… Nel deserto, mio Dumuzi t’eleverò un lamento. Il mio lamento per te! Il mio lamento per te! Lo farò udire fino all’Arali- Infernale; Lo farò udire a Badtibira; Lo farò udire a Dushuba: Lo farò udire nei pascoli: nell’ovile di Dumuzi! Oh… Dumuzi dai propositi affascinanti, dagli occhi belli…». In questi versi, d’immensa, profonda tristezza, la letteratura sumera si esprime al meglio attraverso le delicate parole della bella e sensuale dea Inanna- Ishtar, che disperatamente piange la morte del suo promesso sposo. Il poema sumerico, definito dagli esperti oscuro e complesso, è di difficile interpretazione ermeneutica. In verità, in questo contesto, l’arcanicità del messaggio rivela elementi che tendono ad unire gli “enti” del Cielo, con le “essenze” della Terra. Un’ermeneutica, cioè, un’interpretazione che forse, potrebbe aprire la via alla magia sumera? Parole che nella dimensione esoterica – nascosta – rivelerebbero conoscenze alchemiche, e percorsi enigmatici di un sapere proveniente dall’Alto? Quella conoscenza sacra che gli Annunaki donarono ai “Figli dell’uomo”? «… E’là che dimora, Dumuzi con la testa assassinata… Oh giacente! Oh Pastore giacente, Tu che poco fa, guardavi il tuo gregge, Oh Dumuzi Giacente!… Guardavi il tuo gregge, Alzatoti con il sole, Tu ascoltavi le tue pecore! Tu pascolavi le Tue pecore anche quando era tempo di dormire!… ». Questi versi, che sempre l’addolorata Inanna declama, ci riportano con la mente nei luoghi biblici, dove un altro Pastore «Pascolava il suo gregge, e vegliava … anche quando tutti dormivano…». Sono le parole che leggiamo nel Vangelo di Giovanni [10,1-21], quando l’autore del testo sacro, descrive Gesù, con la pericope del Buon Pastore che offre la vita per il suo gregge! Gesù stesso si definì il “Buon Pastore”. Colui che vegliò nell’ora che precedette il suo arresto, quando il mondo nella sua inconsapevolezza dormiva! Come vegliava Dumuzi, la notte, sul gregge ch’egli amava. Perché una similitudine tra questi due testi distanti nel tempo e per area geografica? Cosa rivela, in verità, il senso figurato del “Buon Pastore” che veglia sul gregge? Un contesto metaforico presente nel mito sumero, e nel Vangelo di Giovanni! Ancora una volta assistiamo ad una pura coincidenza di eventi contestuali? A priori, è quasi impossibile definire una chiara soluzione della questione che si presenta complessa, oscura, con certezze e molteplici dubbi, che vengono ad inglobare varie sfere investigative: archeologiche, letterarie, esegetiche, storiche, mitologiche, religiose, filologiche. Ad ogni modo, ricordiamo sempre che stiamo percorrendo i meandri letterari del poema d’amore della dea Inanna-Ishtar, la linea corre su un filo alquanto enigmatico, arcano, che si srotola lungo un percorso simbolico, e con parole indicanti, o che possono indicare una doppia valenza significativa. La dea Inanna, viene spesso raffigurata con un aspetto guerriero, forte, possente, con grande ali che l’avvolgono, quasi fosse un rapace. Del rapace ha infatti gli artigli! L’accompagnano dei leoni – che simbolicamente vogliono richiamare il segno astrologico del Leone? Nelle due mani, che ella tiene alzate, ha un simbolo, che richiama per un verso la croce egizia Ankh anche se, forse, in una forma più arcaica, primitiva. La croce, sappiamo bene essere simbolo della vita eterna e Inanna, come dea dell’amore, incarna la dea del risveglio della stagione e quindi della Vita. Vorrei concludere catturando l’attenzione sull’importanza degli accessori personali di Inanna durante la sua discesa agli inferi. Un testo accadico particolare, indica nel dono di un anello o di un bracciale un determinato potere. Quale sarà questo potere? Inanna si veste adornandosi di gioielli, un anello e bracciali d’oro per l’imminente viaggio ultraterreno: «Quando egli [Il Guardiano delle Porte] fece entrare [Inanna] nella sesta porta, egli le strappò e gettò via i suoi bracciali e cavigliere». Ma di quale potere fu privata la sensuale Dea?
da Hera magazine