Nel IV secolo dell'era volgare, nonostante l'imposizione dall'alto della superstizione galilea, a Roma il 'paganesimo' era ancora assai vitale. Particolarmente popolare (in particolare tra gli aristocratici, mentre la plebaglia si faceva volentieri abbindolare dalle frottole degli adoratori della morte) era Hecate, che riuscì a lungo a fare concorrenza al falegname nazareno perché era una Dea universale, prometteva la salvezza e aveva persino una sua 'scrittura'.
Il successo di Hecate a Roma era tale da indurre non pochi cristiani a convertirsi a Lei, con gran sgomento di 'san' Girolamo (che si abbandonò a varie crisi isteriche, come si può evincere dalla lettura del suo sconcertante epistolario) e del non meno rabbioso ma più cerebrale Agostino di Ippona, il quale si sentì in dovere di confutare (senza successo) le rivelazioni della Fanciulla delle Tenebre nella sua Città di Dio.
Meritano di essere ricordati qui i nomi degli ultimi gran sacerdoti della 'megiste kai epiphanestate thea Hekate Soteira' ('grandissima e manifestissima / nobilissima Dea Hecate Salvatrice, per usare la formula con cui spesso viene onorata nelle iscrizioni di Lagina). Grazie alla loro dedizione e al loro coraggio molte anime hanno evitato la caduta nel Tartaro. Inoltre, con l'aiuto della Dea, hanno dimostrato che, se non fosse stata imposta con la violenza, l'orrida superstizione galilea sarebbe morta di morte naturale, dimenticata e non rimpianta. Ma l'estinzione di quell'obbrorio è ormai in corso, e lodo gli Dei che mi hanno concesso di esserne testimone.
Ecco i nomi degli ultimi sacerdoti di Hecate in Roma, accompagnati dal numero di inventario delle iscrizioni che li riguardano nel CIL (= Corpus Inscriptionum Latinarum), dalla data di redazione e, laddove possibile, da qualche notizia supplementare.
Caio Magio Donato Severiano - CIL VI.507, 15 Aprile 313. Severiano si definisce 'Hierophantes Hecatarum'; l'insolito plurale dev'essere un riferimento alla triplice natura di Hecate: è da escludere che si tratti di un plurale di intensità, come quello usato dagli ebrei per rivolgersi al loro falso dio (Elohim).
Alfensio Ceionio (Caeionius) Giuliano Kamenio, 'Hierofanta Haecatae [sic]' - AE 1953, n. 238, 19 Luglio 374.
Sestilio Agesilao Edesio (Aedesius), 'Hierofanta Haecatarum [sic]' - CIL VI.510, 13 Agosto 376. Nell'epigrafe Edesio dichiara di essere 'renatus in aeternum'.
Ulpio Egnazio Faventino, 'Hierofanta Hecatae' - CIL VI.504, 13 Agosto 376.
Celio Ilariano (Caelius Hilarianus), 'Sacerdos Deae Hecate [sic]' - CIL VI.500, 13 maggio 377.
Rufio Ceionio (Caeionius) Cecina (Caecina) Lampadio, 'Hierofanta' - CIL VI.846, anno 377.
Rufio Ceionio Cecina Sabino, 'Hierofanta Deae Hecatae' - CIL VI.511, 12 marzo 377.
Sabina Ceionia (Caeonia), 'Iniziata alle notti della terribile Dea Hecate' - CIL VI.30.966, anno 377. Molto interessante il riferimento alle 'notti della Dea'. Sabina, della nobile famiglia dei Ceionii, era figlia del già citato Rufio Ceionio Cecina Lampadio; Rufio Ceionio Cecina Sabino, anch'egli già citato, era suo zio. Inoltre, Sabina era zia di quel Rufio Antonio Agripnio (Agrypnius) Volusiano, pagano convinto, che ebbe parecchie discussioni con Agostino di Ippona e lo spinse in parte a scrivere la sua Città di Dio.
Vettio Agorio Pretestato (Praetextatus), 'Hierofanta'' - CIL VI.31929, anno 384. Pretestato fu uno dei capi del partito 'pagano' in Roma, assieme a Quinto Aurelio Simmaco e a Virio Nicomaco Flaviano. Molto popolare a Roma, era odiatissimo da Girolamo, il quale, alla sua morte, esultò in modo veramente disgustoso ('E' morto! Finalmente è morto!'), come si può constatare leggendo il suo ripugnante epistolario.
Aconia Fabia Paolina, 'Consacrata a Hecate ad Egina'; 'Sacerdotessa di Hecate a cui tu [o marito] insegni i Triplici Segreti' - CIL VI.1779; 'Hierophantria Deae Hecatae' - CIL VI.1780 - anno 384. Di Aconia abbiamo parlato più di una volta in questo nostro simposio. Colta, militante, entusiasta, riuscì a convertire ai misteri di Hecate numerose persone (specialmente donne) in Roma, suscitando lo sconcerto e l'odio dei capi della setta galilea. Quando suo marito Pretestato morì lesse un'orazione funebre (il cui riassunto, in forma poetica, è conservato in CIL VI. 1779) che le attirò gli insulti del solito Girolamo il quale, senza il benché minimo rispetto per il dolore di una vedova, le diede della bugiarda e della poveretta, e si premurò di assicurarle che suo marito non era nello 'scintillante palazzo del cielo', ma era nudo e solo nel buio e nella sporcizia.
Dopo sedici secoli, Sorita d'Este ha fondato - in aperta polemica con le mistificazioni dei wiccan - il Covenant of Hekate, un'istituzione religiosa che si propone di restaurare i misteri della Dea dal sandalo d'Oro. 'Covenant' significa 'accordo solenne', e si riferisce al patto d'amore che lega il fedele alla Dea. Perché soltanto l'amore disinteressato e totale per la bellissima Dama incoronata di serpenti aprirà il cancello del Giardino. 'Mi hai detto belle parole e io, una Dea, sono venuta da te...'
Nel IV secolo dell'era volgare, nonostante l'imposizione dall'alto della superstizione galilea, a Roma il 'paganesimo' era ancora assai vitale. Particolarmente popolare (in particolare tra gli aristocratici, mentre la plebaglia si faceva volentieri abbindolare dalle frottole degli adoratori della morte) era Hecate, che riuscì a lungo a fare concorrenza al falegname nazareno perché era una Dea universale, prometteva la salvezza e aveva persino una sua 'scrittura'.
Il successo di Hecate a Roma era tale da indurre non pochi cristiani a convertirsi a Lei, con gran sgomento di 'san' Girolamo (che si abbandonò a varie crisi isteriche, come si può evincere dalla lettura del suo sconcertante epistolario) e del non meno rabbioso ma più cerebrale Agostino di Ippona, il quale si sentì in dovere di confutare (senza successo) le rivelazioni della Fanciulla delle Tenebre nella sua Città di Dio.
Meritano di essere ricordati qui i nomi degli ultimi gran sacerdoti della 'megiste kai epiphanestate thea Hekate Soteira' ('grandissima e manifestissima / nobilissima Dea Hecate Salvatrice, per usare la formula con cui spesso viene onorata nelle iscrizioni di Lagina). Grazie alla loro dedizione e al loro coraggio molte anime hanno evitato la caduta nel Tartaro. Inoltre, con l'aiuto della Dea, hanno dimostrato che, se non fosse stata imposta con la violenza, l'orrida superstizione galilea sarebbe morta di morte naturale, dimenticata e non rimpianta. Ma l'estinzione di quell'obbrorio è ormai in corso, e lodo gli Dei che mi hanno concesso di esserne testimone.
Ecco i nomi degli ultimi sacerdoti di Hecate in Roma, accompagnati dal numero di inventario delle iscrizioni che li riguardano nel CIL (= Corpus Inscriptionum Latinarum), dalla data di redazione e, laddove possibile, da qualche notizia supplementare.
Caio Magio Donato Severiano - CIL VI.507, 15 Aprile 313. Severiano si definisce 'Hierophantes Hecatarum'; l'insolito plurale dev'essere un riferimento alla triplice natura di Hecate: è da escludere che si tratti di un plurale di intensità, come quello usato dagli ebrei per rivolgersi al loro falso dio (Elohim).
Sabina Ceionia (Caeonia), 'Iniziata alle notti della terribile Dea Hecate' - CIL VI.30.966, anno 377. Molto interessante il riferimento alle 'notti della Dea'. Sabina, della nobile famiglia dei Ceionii, era figlia del già citato Rufio Ceionio Cecina Lampadio; Rufio Ceionio Cecina Sabino, anch'egli già citato, era suo zio. Inoltre, Sabina era zia di quel Rufio Antonio Agripnio (Agrypnius) Volusiano, pagano convinto, che ebbe parecchie discussioni con Agostino di Ippona e lo spinse in parte a scrivere la sua Città di Dio.
www.hekatecovenant.com
RispondiEliminaInteressante, grazie! Ricambio con un link che potrebbe risultare altrettanto interessante --->> http://giuseppedecesaris.blogspot.it/
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