Inanna viene considerata nel mito antico come una Dea duplice: lealtà e vendetta, bellezza e austerità, passione e tormento, estrema grandiosità e sacrificio! Dea del ciclo della vita e della fecondità, sposa di Dumuzi è la Signora di Uruk. A lei è dedicata una delle porte principali della grande Babilonia e a lei sono associati i rituali sacri officiati in onore della sensualità e fertilità della Madre Terra. Nella Mesopotamia meridionale, dove sorgeva il suo maestoso tempio, l’Eanna, la Casa del Cielo, era raffigurata nuda con a fianco una colomba, il suo regale simbolo.
Nelle grandi saghe dell’epoca, il suo mito rinasce soprattutto nella cosiddetta Discesa negli inferi, alla ricerca del suo amato sposo, Dumuzi. Il coraggio e la perdita di ogni voluttà dovuta al dominio dell’istinto la portano alla ricerca del perduto amore nella terra desolata degli inferi ove la grande la dea promette battaglia, calamità e distruzione pur di raggiungere il suo obiettivo e a nulla servirà l’intervento di Ereshkigal, sua sorella, che arriva addirittura a toglierle la vita. La vita è un ciclo e tutto ciò che è ciclico cambia ed è incerto. Perduto l’amore, il suo desiderio di vendetta e di riconquista la portano a idealizzare un mondo come un campo di battaglia ove regna la contraddizione, e la lotta tra gli opposti. La Dea viene descritta in procinto di avventurarsi alla conquista del regno sotterraneo, dominato dalla sorella, Dea della morte, dove vi soggiornerà come un cadavere appeso a un palo per 3 giorni e 3 notti, fino a che gli Dei mossi a pietà le restituiscono la vita. Metafora fondamentale, se si prende in considerazione che, per continuare ad esistere, la vita ha necessità di rigenerarsi continuamente anche attraverso sacrifici estremi...
Molte interpretazioni sono state attribuite a questo mito, decisamente la più conveniente è quella del concetto forzato della supremazia della vita sulla morte, vita e morte sono complementari e inscindibili, nessuno ha il predominio sull’altro. Il ciclo della vita come quello delle stagioni è un ciclo costante: nascita e morte sono inevitabili affinché il mondo continui nella sua rigenerazione cosmica. Il risveglio della Dea dal sonno della morte, rappresenta la luce di una pallida primavera dopo il freddo gelido dell’inverno. La vita viene ora riconosciuta come salvezza e come dono meritato del sacrificio, una resurrezione non come supremazia, ma espressione della consapevolezza della morte e affermazione della vita. Se, però, prendiamo in considerazione da un altro punto di vista il racconto mitologico emerge che, in realtà, Inanna nella ricerca del suo sposo nel mondo degli inferi, va alla ricerca di una parte perduta di sé: il suo aspetto maschile. La delusione per il perduto amore la rende furiosa, confusa e squilibrata, fino al punto di metter in campo la sua estrema bellezza come arma di seduzione e di morte. La perdita la porta a esprimere lati del suo carattere decisamente dominanti, ne è un esempio il fatto che seduce e poi uccide uomini, i quali ammaliati dalla sua bellezza non sopravvivono alla notte di passione trascorsa con le dea. E neppure gli Dei sono immuni al suo fascino, a tal punto che Inanna ottiene meriti e favori. Il mondo in terreno, però, dopo la discesa della dea nei mondi inferiori appassisce e muore, la divinità non si da pace, abbandona tutto pur di ritrovare l’amato... e quindi se stessa! Il viaggio diviene, per alcuni, il modo per riappropriarsi di ciò che secondo lei le apparteneva per diritto divino e cioè l’amore del suo amato Dumuzi. E’ per questo che si assoggetta alle regole infernali senza opposizioni. Per altri invece il viaggio di Inanna diviene la rappresentazione di un percorso iniziatico, in cui la dea, come rappresentazione della vita terrena, si spoglia della materialità della sua esistenza sino al raggiungimento della coscienza più pura. La dea infatti attraversa sette cancelli e a ognuno le viene richiesto di togliere un indumento o un ornamento cosicché al settimo cancello rimane completamente nuda, di fronte a Ereshkigal e agli Anunnaki, che la condannano a morte, una condizione necessaria al raggiungimento dello stadio evolutivo finale. La discesa negli inferi viene allora associata a un percorso, una discesa nel proprio inconscio più remoto, un mondo sconosciuto all’interno del quale essa stessa deve affrontare i suoi timori più profondi e la paura più radicata, rappresentata dalla sorella: morte. Proprio come due opposti, vita-morte, luce-ombra, paradiso e inferno le due sorelle si temono a vicenda pur non comprendendosi, si completano inconsapevolmente. Inanna viene privata della vita, rinascendo poi per volere divino insieme all’amato sposo.
Ma le leggi infernali erano ferree e neppure la potenza delle divinità superiori potevano raggirarle cosicché per sei mesi l’anno Dumuzi (divinità associata alla fertilità) aveva la concessione di tornare sulla terra e giacere con Inanna (il ciclo primavera – estate) e per sei mesi l’anno doveva tornare nelle terre desolate degli inferi (lasciando sulla terra il freddo e il gelo dell’inverno). La vita si rigenera così dopo aver sopportato l’ombra della notte e Dumuzi e la dea si riuniscono sfuggendo agli inferi, riportando armonia e prosperità nel ciclo della vita e della natura.
di Simone "Kaos" de Il Portale del Mistero
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