Noi cresciamo dalla Terra
E condividiamo i suoi frutti.
Voliamo con ali luminose
E raggiungiamo le stelle.
Siamo immortali insieme a tutto ciò che è.
Evoè Iside!
(il Credo della Fellowship of Isis)

sabato 5 aprile 2014

Plutarco, sull'Amore

"mio padre disse che gli Egiziani, pressappoco come i Greci, conoscevano due tipi di Amore, l'Amore volgare e l'Amore celeste. inoltre essi ritengono che il sole sia un terzo Amore e hanno molta venerazione per Afrodite e la chiamano anche 'Luna' e 'Terra'.

Noi vediamo che c'è molta somiglianza tra l'Amore e il sole.

Nè l'uno nè l'altro, infatti, è di fuoco, come credono alcuni, ma lo splendore e il calore dolce e fecondo, che proviene dal sole, porta al corpo nutrimento, luce e crescita, mentre quello che viene dall'Amore porta alle anime gli stessi benefici. Il sole quando esce dalle nuvole o dalla nebbia è più caldo; così l'amore dopo i litigi e le scenate di gelosia, quando si riconcilia con l'amato, è più dolce e vivo. E ancora, alcuni credono che il sole si accende e spegne, così come pensano le stesse cose dell'Amore che è instabile e mortale. E infine, come il corpo, che non è abituato al sole, non può sopportarlo, così un anima non affinata dall'educazione non può sopportare la violenza dell'Amore; sia il corpo che l'anima restano turbati nello stesso modo e si ammalano, accusando la potenza del Dio, e non la loro debolezza.

[...]

Quanto ad Afrodite, non ha in comune quasi niente con la terra, ma quelli che chiamano Afrodite [la luna] si basano su una certa somiglianza: la luna, infatti, ha una natura rocciosa e una celeste, essa è il luogo dove si mischia l'elemento immortale con quello mortale, in sè priva di potenza e di luce se il sole non la illumina, come è Afrodite se l'Amore non l'assiste.

E' naturale perciò accostare la luna e il sole ad Afrodite e all'Amore, più che agli altri Dei."




[Plutarco di Cheronea, Moralia, Sull'Amore, 19] 

Keats: alla luna




O Moon! The oldest shades ‘mong oldest trees

Feel palpitations when thou lookest in:

O Moon! Old boughs lisp forth a holier din

The while they feel thine airy fellowship

Thou dost bless everywhere, with silver lip

Kissing dead things to life. The sleeping kine,

Couched in thy brightness, dream of fields divine:

Innumerable mountains rise, and rise,

Ambitious for the hallowing of thine eyes;

And yet thy benediction passeth not

One obscure hiding-place, one little spot

Where pleasure may be sent. The nested wren

Has thy fair face within its tranquil ken,

And from beneath a sheltering ivy leaf

Takes glimpses of thee; thou art a relief

To the poor patient oyster, where it sleeps

Within its pearly house. The mighty deeps,

The monstrous sea is thine – the myriad sea!

O Moon! far-spooming Ocean bows to thee,

And Tellus feels his forehead’s cumbrous load.





O Luna! Le antichissime ombre tra

antichissimi alberi palpitano quando

tra di esse guardi: O Luna! I

vecchi rami frusciano più santi

(55) quando sentono la tua presenza

d’aria. Tu benedici ogni luogo,

con labbro d’argento morte cose

baciando alla vita. La mandria dormiente,

accovacciata alla tua luce,

sogna pascoli divini: monti innumerevoli

s’ergono, alti e più alti,

anelanti alla santificazione del

tuo sguardo; ma la tua benedizione

non sorvola nessun recondito recesso,

nessun angolo minuscolo

dove il piacere giunga. L’innidiato

scricciolo ha il tuo bel volto quietamente

in vista, e da sotto la

schermante foglia d’edera

t’occhieggia; tu sei il conforto della

povera paziente ostrica, dov’ella

dorme nella sua perlacea casa. I

possenti abissi, il mare dei mostri è

tuo - il mare miriade!  O Luna!

Oceano lungi-spumeggiante a te

s’inchina, e Terra sente il grave

peso della sua fronte.

preghiera cinese a Kwan Yin

Foss'io alla deriva in mezzo all'oceano

da dragoni e demoni circondato,

volgerei il pensiero alla dolce Kuan-Yin

e l'ira delle acque si placherebbe.

Foss'io intrappolato in una fornace,

rovente come d'inferno le fiamme,

volgerei il pensiero alla forza di Kuan-Yin

ed ogni fuoco in acqua muterebbe.

Se braccato dai nemici, o gettato

dall'alto picco d'un monte, se lame

contro me levassero, se rinchiuso

o assalito da fiere, chiamerei Lei.

La sua pietà dal tuono mi protegge.

La sua compassione, come una nube,

mi abbraccia e attorno fa piover dolcezza


che smorza i fuochi del mio dispiacere.

mercoledì 28 marzo 2012

Gli ultimi sacerdoti di Hecate in Roma



Nel IV secolo dell'era volgare, nonostante l'imposizione dall'alto della superstizione galilea, a Roma il 'paganesimo' era ancora assai vitale. Particolarmente popolare (in particolare tra gli aristocratici, mentre la plebaglia si faceva volentieri abbindolare dalle frottole degli adoratori della morte) era Hecate, che riuscì a lungo a fare concorrenza al falegname nazareno perché era una Dea universale, prometteva la salvezza e aveva persino una sua 'scrittura'.
Il successo di Hecate a Roma era tale da indurre non pochi cristiani a convertirsi a Lei, con gran sgomento di 'san' Girolamo (che si abbandonò a varie crisi isteriche, come si può evincere dalla lettura del suo sconcertante epistolario) e del non meno rabbioso ma più cerebrale Agostino di Ippona, il quale si sentì in dovere di confutare (senza successo) le rivelazioni della Fanciulla delle Tenebre nella sua Città di Dio.
Meritano di essere ricordati qui i nomi degli ultimi gran sacerdoti della 'megiste kai epiphanestate thea Hekate Soteira' ('grandissima e manifestissima / nobilissima Dea Hecate Salvatrice, per usare la formula con cui spesso viene onorata nelle iscrizioni di Lagina). Grazie alla loro dedizione e al loro coraggio molte anime hanno evitato la caduta nel Tartaro. Inoltre, con l'aiuto della Dea, hanno dimostrato che, se non fosse stata imposta con la violenza, l'orrida superstizione galilea sarebbe morta di morte naturale, dimenticata e non rimpianta. Ma l'estinzione di quell'obbrorio è ormai in corso, e lodo gli Dei che mi hanno concesso di esserne testimone.
Ecco i nomi degli ultimi sacerdoti di Hecate in Roma, accompagnati dal numero di inventario delle iscrizioni che li riguardano nel CIL (= Corpus Inscriptionum Latinarum), dalla data di redazione e, laddove possibile, da qualche notizia supplementare.

Caio Magio Donato Severiano - CIL VI.507, 15 Aprile 313. Severiano si definisce 'Hierophantes Hecatarum'; l'insolito plurale dev'essere un riferimento alla triplice natura di Hecate: è da escludere che si tratti di un plurale di intensità, come quello usato dagli ebrei per rivolgersi al loro falso dio (Elohim).

Alfensio Ceionio (Caeionius) Giuliano Kamenio, 'Hierofanta Haecatae [sic]' - AE 1953, n. 238, 19 Luglio 374.

Sestilio Agesilao Edesio (Aedesius), 'Hierofanta Haecatarum [sic]' - CIL VI.510, 13 Agosto 376. Nell'epigrafe Edesio dichiara di essere 'renatus in aeternum'.

Ulpio Egnazio Faventino, 'Hierofanta Hecatae' - CIL VI.504, 13 Agosto 376.

Celio Ilariano (Caelius Hilarianus), 'Sacerdos Deae Hecate [sic]' - CIL VI.500, 13 maggio 377.

Rufio Ceionio (Caeionius) Cecina (Caecina) Lampadio, 'Hierofanta' - CIL VI.846, anno 377.

Rufio Ceionio Cecina Sabino, 'Hierofanta Deae Hecatae' - CIL VI.511, 12 marzo 377.


Sabina Ceionia (Caeonia), 'Iniziata alle notti della terribile Dea Hecate' - CIL VI.30.966, anno 377. Molto interessante il riferimento alle 'notti della Dea'. Sabina, della nobile famiglia dei Ceionii, era figlia del già citato Rufio Ceionio Cecina Lampadio; Rufio Ceionio Cecina Sabino, anch'egli già citato, era suo zio. Inoltre, Sabina era zia di quel Rufio Antonio Agripnio (Agrypnius) Volusiano, pagano convinto, che ebbe parecchie discussioni con Agostino di Ippona e lo spinse in parte a scrivere la sua Città di Dio.

Vettio Agorio Pretestato (Praetextatus), 'Hierofanta'' - CIL VI.31929, anno 384. Pretestato fu uno dei capi del partito 'pagano' in Roma, assieme a Quinto Aurelio Simmaco e a Virio Nicomaco Flaviano. Molto popolare a Roma, era odiatissimo da Girolamo, il quale, alla sua morte, esultò in modo veramente disgustoso ('E' morto! Finalmente è morto!'), come si può constatare leggendo il suo ripugnante epistolario.

Aconia Fabia Paolina, 'Consacrata a Hecate ad Egina'; 'Sacerdotessa di Hecate a cui tu [o marito] insegni i Triplici Segreti' - CIL VI.1779; 'Hierophantria Deae Hecatae' - CIL VI.1780 - anno 384. Di Aconia abbiamo parlato più di una volta in questo nostro simposio. Colta, militante, entusiasta, riuscì a convertire ai misteri di Hecate numerose persone (specialmente donne) in Roma, suscitando lo sconcerto e l'odio dei capi della setta galilea. Quando suo marito Pretestato morì lesse un'orazione funebre (il cui riassunto, in forma poetica, è conservato in CIL VI. 1779) che le attirò gli insulti del solito Girolamo il quale, senza il benché minimo rispetto per il dolore di una vedova, le diede della bugiarda e della poveretta, e si premurò di assicurarle che suo marito non era nello 'scintillante palazzo del cielo', ma era nudo e solo nel buio e nella sporcizia.

Dopo sedici secoli, Sorita d'Este ha fondato - in aperta polemica con le mistificazioni dei wiccan - il Covenant of Hekate, un'istituzione religiosa che si propone di restaurare i misteri della Dea dal sandalo d'Oro. 'Covenant' significa 'accordo solenne', e si riferisce al patto d'amore che lega il fedele alla Dea. Perché soltanto l'amore disinteressato e totale per la bellissima Dama incoronata di serpenti aprirà il cancello del Giardino. 'Mi hai detto belle parole e io, una Dea, sono venuta da te...'

lunedì 26 marzo 2012

Primo Inno ad Isis, tempio di Philae


Il primo Inno a Isis, dal Tempio di Philae
(Philae, Tempio di Isis, stanza X, parete nord, medio registro, a destra)

L'Inno é disposto in cinque colonne verticali, ogni colonna contiene una strofa.
Al di sopra delle cinque colonne verticali dell'Inno é inscritto un verso (in orizzontale) da ripetere dopo ogni strofa dell'Inno.
L'inscrizione verticale alle spalle del Re, Tolomeo II Philadelphos, recita:

"Il figlio di Ra, Tolomeo, é giunto al Tuo cospetto, o Isis, Grande Dea, Madre del Dio, baciando la terra difronte al Tuo bel volto; possa Tu donargli il Tuo amore per sempre"

L'inscrizione al di sopra dell' Inno recita:

"Isis la Grande, Madre del Dio, Signora di Philae, Signora del Cielo, Regina degli Dei, Signora delle terre meridionali, dice a Tolomeo:
-Ti ho donato una vita durevole come Ra nel Cielo; ti ho donato il Cielo stesso, e tutto ciò che in esso é contenuto; ti ho donato la vittoria sulle terre meridionali.

Nell'inscrizione posta alle spalle dell'immagine di Isis in trono, la Dea si rivolge nuovamente a Tolomeo:

"Mio amato figlio, figlio di Ra, Tolomeo, ti ho donato le terre meridionali fino a Kenset, Ta-Seti, per sempre chinate al tuo cospetto, esse appartengono a te"

Ta-Seti, la "Terra dell'arco" é il nome del I nomo dell'Alto Egitto.

L'Inno:

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la Divina Madre di Horus,
il Toro possente, il vendicatore di Suo padre,
Colui che sconfigge i ribelli.

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la Divina Madre di Horus,
Min-Horus, l'Eroe che annienta i Suoi nemici,
e così ne fa un massacro.

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la Divina Madre di Horus,
Khonsu il possente, il Regale Fanciullo figlio del Signore dell'Eternità,
Signore della Nubia, Sovrano delle terre straniere.

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la Divina Madre di Horus,
il Toro possente, Colui che fonda i Templi dell'Enneade,
e crea tutti i Divini simulacri.

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la Divina Madre di Horus,
il Toro possente che protegge l'Egitto,
Signore del nomo, per sempre.

Gloria a Te, o Isis-Hathor,
Madre del Dio, Signora del Cielo,
Signora di Abaton, Regina degli Dei


"Abaton", "inaccessibile", é il nome della sacra isola di Osiris, vicino a Philae.
"Signore del nomo" é un riferimento a "Ta-seti", la "Terra dell'arco", il primo nomo dell'Alto Egitto.

sabato 14 gennaio 2012

contro la vivisezione


“La lotta non è per noi, non per i nostri bisogni personali. 
E’ per ogni animale che ha sempre sofferto ed è morto nei laboratori di vivisezione 
e per ogni animale che soffrirà e morirà in quegli stessi laboratori, 
a meno che noi non faremo cessare ora questo sporco business. 
Le anime degli animali torturati gridano per la giustizia, 
le loro urla da vivi sono per la libertà. 
Noi possiamo creare quella giustizia e dargli quella libertà. 
Gli animali non hanno nessuno tranne noi, 
non possiamo abbandonarli” ( Barry Horne 1952 - 2001 )

venerdì 13 gennaio 2012

amicizia uomo - toro





In the name of Artemis with Her moon bow and silver rays may all bulls and cows, stags and hinds, and rams and ewes, goats and all cloven-footed creatures be blessed.