Noi cresciamo dalla Terra
E condividiamo i suoi frutti.
Voliamo con ali luminose
E raggiungiamo le stelle.
Siamo immortali insieme a tutto ciò che è.
Evoè Iside!
(il Credo della Fellowship of Isis)

mercoledì 11 gennaio 2012

Evening prayer to Isis

This prayer to Isis was found inside the Pyramid of Unas at the Giza Plateau, Egypt.

Hail Isis, glorious Goddess,
Day is done
and the night is come,
the sun is set
and the stars emerge.
This is the Evening Rite,
the rite to end
the day of light.
Let your instrument sound
hailing You with all homage,
Isis, glorious Goddess.
To the candlewick the fire I raise on the altar set to You,
Isis, glorious Goddess,
And the nightime incense rises, sweetly mixed,
to put me in the mind of perceiving You,
Isis, glorious Goddess
Who rises behind me like a flame of gold
and brushes my back with deft wings.
I make open the nape of my neck to You.
Let Your portal welcome You,
O Isis, Great and glorious Goddess.
Up my hands rise and hold the curved bow of exaltation,
And rise once more to the sharp angle of invocation.
Come, oh great and glorious Goddess,
Come in the fullness of force and love,
let Your garment for a moment clothe You,
O Isis, Goddess great and glorious.

domenica 8 gennaio 2012

Incredible Edible!



how recreate Eden. Today I meditate on armonic cooperation 

stray dogs


respect for all creature on earth.
After tears I decided to celebrate a personalized version of Litany of the earth on full moon and send love and blessings to all animals












On 24 December 2011 in Moshato, near Athens, Greece, 3 dogs were enticed inside a fenced yard and then a man wielding a sledgehammer proceeded to smash it again and again over the head of one dog, then doing the same to the second one.... in shock the third dog managed to find a hiding place and escaped the battering. The dogs' screams brought dozens of people to their doors and windows........ the Greek boss of the Albanian screamed at them that the same would be done to them if they intervened. Only one woman was brave enough to call the police and agreed to later testify in court. Tragically, RIGAS, the most severely injured dog, lost his battle for life on 30 December at 7.30pm. A CT scan showed that a piece of his skull bone lodged itself in the brain.....

Fortunately this case of animal abuse will at least reach the face of justice bcause a BRAVE woman had the guts to call the police and not stay inactive to the cruelty before her eyes.....Unfortunately this is not the case for a large number of abused animals in Greece and elsewhere in the world!

Let unfortunate Rigas be the reason YOU speak out when you see an animal be abused!

REACT NOW!

DO NOT LET ANYBODY INFLICTING ANY SUFFERING TO AN ANIMAL GET AWAY WITH THIS!!

start my journaling 2012

December 13th,  I picked up a stray kitten, sick, and I took her to the vet. Because after about ten days I had to go to Palermo, I searched for a stall or her adoption, and offered to pay medical expenses. No one could help me, so I kept at my house, taking care of with antibiotics for an infection to the eye. He had the itch in the ears and kept separate from other cats. I brought forward the date of sterilization and analysis for FELV and FIV next Friday, so I could treat her in the first days after the operation. Before leaving Rome, it was clear that nobody wanted her ...
So I decided to adopt it. Even though my three cats did not agree.
So I started leaving it with them, with a lady who came to feed them and clean the litter every day.
Now I am back in Rome.
The inclusion with the other cats is longer than expected.
I'm home from work a few days to help them.
I called the cat Carlotta (Charlotte). Although she looks very young, the vet said she has about 5 years.
She is an unsolicited gift to me, has a very sweet, and very softly meowing, except when quarrels with his peers.
I thought a lot about what cats teach us: I continue to learn from them every day on how it is right to deal with creatures, human and animal: love and friendship should be free; the time of each must be respected, we must be close without oppressing, and so on.
I dreamed of cats since then, even a roaring lioness chasing me tear to pieces.
I'm following the training for the priestesshood in the FOI. Even my life with cats is part of this training. Outside the FOI I am a priestess of Hekate.
In the FOI I'll would become priestess of Bastet. My journaling work will be to be drove to 21 December 2012 by the Ba of Isis and feline Goddesses.

mercoledì 21 dicembre 2011

La Dea


I principali temi rappresentati nel simbolismo della Dea sono il mistero della nascita e della morte, come anche quello del rinnovarsi della vita, non solo umana, ma anche tutta la vita del pianeta e, naturalmente, del cosmo. Simboli e immagini si affollano intorno alla Dea partenogenica (autogeneratrice) e alle sue funzioni di base come Donatrice di Vita o Portatrice di Morte, e non meno importante, come Rigeneratrice della Madre Terra, la Dea della Fertilità, giovane e vecchia, che nasce e muore con la vita vegetale. Essa era l'unica fonte di vita, che prendeva la sua energia da sorgenti e pozzi, dal sole, dalla luna e dalla terra umida. Questo insieme di simboli rappresenta un tempo mitico che è ciclico, non lineare. Questo si manifesta nell'arte con segni di movimento dinamico: spirali che girano e si ritorcono, serpenti attorcigliati e ondulanti, circoli, alte maree, corna bovine, semi germinati e germogli.

Il serpente era il simbolo dell'energia vitale e della rigenerazione, una creatura delle più benevole, non malvagia. Anche i colori avevano un significato differente da quello del sistema simbolico indoeuropeo: il nero non significava morte o inferno; era il colore della fertilità, delle grotte umide e del suolo ferace, del seno della Dea, dove comincia la vita; il bianco, al contrario era il colore della morte, delle ossa, all'opposto del sistema indoeuropeo, nel quale sia il bianco che il giallo sono i colori del cielo e del sole raggiante.

In nessun modo si deve confondere la filosofia da cui derivano queste immagini con quella del mondo pastorale indoeuropeo, nel quale gli dei guerrieri a cavallo rappresentano il cielo radioso o tormentoso, o anche l'inferno paludoso, l'ideologia per cui le dee non sono creatrici, bensì bellezze ("Venus") sposate con gli dei-cielo.

L'arte che riguarda la Dea, con la sua sorprendente assenza di immagini di guerra e di dominazione maschile, riflette un ordine sociale in cui le donne, in quanto capi di clan o sacerdotesse-regine, assumono un ruolo centrale. La Vecchia Europa(1) e l'Anatolia, come pure la Creta Minoica, erano una "gylania" (2). Questo sistema sociale equilibrato, né patriarcale né matriarcale, lascia il suo riflesso nella religione, nella mitologia e nel folklore che si ricavano dagli studi della struttura sociale corrispondente alle culture minoiche e della Vecchia Europa, ed è rafforzato dalla continuità  degli elementi in un sistema matrilineare come quelli della Grecia Antica, dell'Etruria, di Roma, del Paese Basco e di altri paesi dell'Europa.

Tuttavia il sistema matrilineare e incentrato sulla Dea, tanto profondamente analizzato da Marija Gimbutas rispetto alla Vecchia Europa, non sembra che rimanesse limitato al continente eurasiatico, ma al contrario, fu anche esteso almeno a tutto il Vicino Oriente, all'Egitto e all'Africa Sahariana. Sebbene in queste ultime regioni non siano state trovate molte figure femminili come in Europa, se ne hanno a sufficienza per poter affermare che la religione della Dea fu universale fino a pochi millenni fa.

Alcuni storici specializzati in culture africane si spingono molto oltre, e sono giunti ad affermare che la Dea primigenia fu nera e nacque della regione nord-est dell'Africa, da dove si estese verso il continente eurasiatico insieme alle ondate migratorie che penetrarono in Europa circa 40.000 anni fa. L'ipotesi è suggestiva e probabile, dato che l'uomo moderno effettivamente proviene dal nord-est africano, proprio come la sofisticata tecnologia aurignaciana, e che la sua via di penetrazione coincide con il centro di espansione della cosidetta "cultura iconografica femminile", cioè della religione della Dea, ma non esiste alcuna attestazione archeologica circa possibili figure di dee africane che siano più antiche di quelle europee. E' possibile che la Dea nacque sia in Africa che in Europa, nessuno oggi sembra poter dire l'ultima parola a tale proposito.

Oya: Dea Madre dell'Africa Occidentale, alcune volte si presenta nella forma di un toro, è adorata dagli Yoruba, è probabilmente anche la dea dell'arcobaleno. E' inoltre la dea della Danza. Figlia unica della dea dell'acqua Yemanya. Oya fece il primo elemento, da cui l'universo esiste. Ella è una delle tre dee dei fiumi, che danno il nome ad un fiume. Lei personifica il fiume Niger, le altre sono Oshun e Oba. Suo fratello e marito era il dio Sjango, al quale lei offrì il governo del tuono e dei fulmini. Una volta egli la vide al fiume mentre mutava in toro, per fargli mantenere il segreto lei si uni a lui ma, egli rivelò ad altre donne il segreto mentre era ubriaco. A causa di ciò sfuggì alla morte molto faticosamente. Come la Dea Madre, Oya porta una doppia ascia sulla testa. Questo è attributo di Sjango, al quale sottrasse il segreto delle tempeste. Con l'avvento della cristianità  Oya, Oshun e Oba furono convertiti in Santi. Durante il periodo della schiavitù, il suo culto fu trasportato alle Americhe dove fu adorata come la dea dell'arcobaleno Olla a Cuba e a Porto Rico. A Cuba è anche comparata alla Vergine Maria. In Brasile è chiamata Yansa do Yansan, e fu resa anche qui santa con il nome di Barbara. Nel Voodoo Haitiano è conosciuta come Maman Brigette o Damballah.

Nella regione eurasiatica e nel Vicino Oriente, con l'inizio del VII millennio a.C., le necessità  mitologiche delle nuove società  in formazione portarono la Gran Dea paleolitica a doversi manifestare attraverso un considerevole numero di appellativi o sembianze differenti, come Dea della Fertilità  della Terra o Dea del Grano, Dea Serpente, Dea Pesce, Dea Rana, Dea Riccio e Dea Farfalla o Ape. Tuttavia la sua onnipotenza e le sue funzioni ancestrali rimasero intatte e indiscutibili; anche il suo simbolismo classico continuò ad esistere, seppure incorporando alcuni nuovi disegni che avrebbero finito per acquistare molta importanza rituale.



Ripercorrendo la storia evolutiva della fondamentale Dea Uccello paleolitica, vediamo che dall' VIII al VI millennio a.C. nella regione dell'Egeo e nei Balcani fu rappresentata attraverso un'immagine dotata di un lungo collo fallico, un precedente che, nel passaggio seguente, quando la cultura neolitica del sud-ovest europeo giunse al suo apogeo (circa 5000 a.C.), avrebbe trasformato la dea, (ispirandosi forse al collo serpentiforme di alcuni uccelli acquatici) e dato origine alla Dea Uccello e Serpente. Questa Dea veniva rappresentata sia sotto forma di due divinità  distinte (Dea Uccello e Dea Serpente) che di una sola (Dea Uccello e Serpente).



La principale funzione della Dea nel suo nuovo aspetto di Serpente era quella di garantire la continuità  dell'energia vitale e offrire rigenerazione ad ogni esistenza esaurita.
La Dea Serpente fu la prima divinità  a presentarsi incoronata; così dal VII millennio a.C., le sue immagini apparvero frequentemente con una corona, simbolo di potere e saggezza, o con una pettinatura molto sofisticata, caratterizzata da ricci serpentiformi. Sia la Dea Uccello che la Dea Serpente, e la sintesi di ambedue, furono adorate in santuari specifici almeno dall'inizio del VI millennio a.C. Il rapporto fra il serpente e il potere generatore della Dea continuò nel tempo, ed era ancora evidente in casi come quelli di Hera e Hathor.

In tutta la civiltà greco-romana, come anche in molte culture africane ed asiatiche, si protrasse la credenza che i serpenti agissero da protettori del focolare e fossero fonti di fertilità e prosperità per gli uomini e per i loro raccolti e greggi; di fatto si credeva che il loro rinascere dopo l'inverno influisse positivamente sulla rigenerazione della natura. Questi poteri erano stati esclusivi della Dea fin dai tempi paleolitici.

La Dea-maga Angizia (sorella di Medea e di Circe), aveva scelto come sua dimora le sponde del lago Fucino e con il canto riusciva a dominare i serpenti e comandarli secondo la sua volontà . L'Antico culto della dea Angizia raffigurava una donna con un serpente nella mano sinistra alzata, protettrice dal morso dei serpenti. Una sua statuetta è stata rinvenuta nel lago Fucino, dove si credeva che essa avesse dimora, e Virgilio ricorda la presenza di un "nemus Angitiae", cioè un bosco sacro a questa divinità, nei pressi del lago.
http://www.guidabruzzo.it/lucodm.html

Un testo classico relativamente recente, la deliziosa narrazione L'Asino d'oro di Apuleio(114-184 d.C.) offre una descrizione riveduta della Dea, così come fu considerata nell'Antichità . Lucio Apuleio, viaggiatore instancabile e buon conoscitore delle religioni misteriche del suo tempo, fece parlare la Dea stessa:

"Eccomi Lucio commossa dalle tue preghiere. Io sono la Natura Genitrice di tutte le cose, signora di tutti gli elementi, principio e generazione dei secoli, la più grande dei Numi, la regina dei Mani, la prima fra i Celesti, forma tipica degli Dei e delle Dee, che governano col mio cenno le luminose vette del cielo, le salutari brezze marine, i lacrimati silenzi degli Inferi. tutto il mondo venera il mio nome, unico se pure sotto molte e diverse forme, con vario rito e con diversi nomi. I Frigi primi abitatori della Terra, mi chiamano la Pessinunzia Madre degli Dei; gli Attici autoctoni, Cecropia Minerva; ho nome Venere Pafia presso gli abitanti dell'isola di Cipro; Diana Dittina presso i Cretesi famosi arcieri; Proserpina Stigia fra i Siculi trilingui; Vetusta Cerere fra gli Eleusini; altri mi chiaman Giunone, altri Bellona; questi Ecate e quelli Ramnusia. Ma solamente coloro che sono illuminati dai primi raggi del nascente sole, cioè gli uni e gli altri Etiopi, e gli Egiziani ammirevoli per la loro antica dottrina, mi onorano con un culto di adeguate cerimonie e mi appellano col mio vero nome di Iside Regina".

In un erbario inglese del XII secolo conservato al British Museum e citato da Robert Graves, compare un'invocazione alla Dea Madre Terra, una manifestazione neolitica della Dea Gravida Paleolitica, che si rivela molto eloquente:

"Terra, Dea divina, Madre Natura, che generi ogni cosa e sempre fai riapparire il sole di cui hai fatto dono alle genti; guardiana del cielo, del mare e di tutti gli Dei e le potenze; per il tuo influsso tutta la natura si si acqueta e sprofonda nel sonno..E di nuovo quando ti aggrada tu mandi innanzi la lieta luce del giorno e doni nutrimento alla vita con la tua eterna promessa; e quando lo spirito dell'uomo trapassa è a te che ritorna. A buon diritto invero tu sei detta Grande Madre degli Dei; Vittoria è il tuo nome divino. Tu sei possente, Regina degli Dei! O Dea io ti adoro come divina, io invoco il tuo nome, degnati di concedermi ciò che ti chiedo, in modo ch'io possa in cambio colmare di grazie la Tua divinità , con la fede che ti è dovuta.."

Note
(1)Il termine Vecchia Europa, come l'ha definito Marija Gimbutas, include tutta la zona geografica che comprende l'Egeo, i Balcani, l'Europa orientale e centrale, il Mediterraneo centrale e l'Europa occidentale.
(2)Marija Gimbutas ha preso il termine da Riana Eisler, che suo libro "The Chalice and the Blade" propose di denominare "gylania" (gy, di donna e an di andros-uomo) per riferirsi alla struttura sociale nella quale i due sessi mantengono un rapporto sociale egualitario.
Testi
P.Rodriguez, Dio è nato donna, Editori Riuniti
M.Gimbutas, Il Linguaggio della Dea
R.Graves, La Dea Bianca, Adelphi

mercoledì 26 ottobre 2011

Divali

"Fra ottobre e novembre, nel mese lunare di Karttika, e precisamente nel quattordicesimo giorno di luna calante, cade un'altra festa molto popolare, specialmente apprezzata anche dai non hindu per l'atmosfera molto suggestiva che riesce a creare; il suo nome, dipavali o divali, che significa "fila di lucerne", allude alla luce come simbolo del bene e della sua vittoria sulle forze del male simboleggiate dalle tenebre.
Nella notte priva di luna si accendono in onore di Laksmi (sostituita, nel Bengala, da Kali) migliaia di lucerne, che si dispongono in lunghe file (avali) sulle terrazze, sui davanzali e davanti alle soglie delle case, oppure si affidano alla corrente dei fiumi; anche in questo caso la tradizione popolare ha sovrapposto al culto della dea il ricordo di un evento della storia di Rama: il suo ritorno alla propria capitale Ayodhya dopo l'esilio. "
(Piano, Sanatana Dharma p.262-267)
"La festa di Divali, festa delle luci, rappresenta la divina unione di Laksmi con il Dio Visnu. In questo periodo ogni luce, ogni lumino, ogni lampada viene accesa in onore della venuta di Laksmi sulla terra, come per rischiararle il cammino e rendere ogni casa, ogni villaggio, ogni capanna sparsa nella foresta accoglienti e pronti per la visita della Madre Divina portatrice di abbondanza e prosperità. Nel sud India, in questi giorni, di mattina molto presto, alle quattro, dopo il brahmamuhurta, gli indù si lavano, si cospargono il corpo di olio e indossano, così puliti e profumati, vestiti nuovi. I più fortunati fanno il bagno nel fiume Gange in segno di purificazione. E' diffusa anche l'usanza di scambiarsi abiti, sari e doti, dai vivaci colori; anche i datori di lavoro, in questi giorni, regalano vestiti ai propri dipendenti. Ognuno dimentica gli antichi rancori, tutti sono gentili e festosi e si abbracciano gioiosamente in segno di amicizia.
La vibrazione molto intensa che aleggia negli animi delle persone si sente nell'aria ed è così potente da cambiare, anche solo per qualche giorno, il cuore delle persone e avvicinarlo all'amore divino.
In questi giorni, soprattutto nel nord, i commercianti approfittano per iniziare nuovi libri contabili e pregano Laksmi per il successo e la prosperità della loro attività.
Le migliori illuminazioni si possono ammirare a Bombay, nel famoso tempio d'oro di Amristar, dove migliaia di lucine vengono accese sugli scalini della grande vasca del tempio. Tutti i maestosi templi del sud India, come Tanjore, Tiruvannamalai, Maturai, sono scintillanti di lampade di tutti i tipi.
Il sole, la luna, le stelle, tutte le luci del mondo non potranno mai uguagliare la luce della Conoscenza. Emergiamo dall'oscurità e dall'ignoranza e realizziamo, attraverso la meditazione, la luce eterna dell'anima".
(tratto da Sri Vidya n.4 pag.5)
tratto da www.hinduism.it
 

martedì 11 ottobre 2011

VESTA

Era la dea del focolare domestico, venerata in ogni casa e il cui culto consisteva principalmente nel mantenere acceso il fuoco sacro: le sacerdotesse legate al suo ordine, quello delle famose vestali, avevano proprio il compito di custodire il fuoco sacro alla dea, acceso all’interno del tempio a lei dedicato, facendo sì che non si spegnesse mai.
In una delle sue raffigurazioni più tipiche la dea indossava una lunga stola e teneva in mano un bastone.
Il culto del fuoco viene fatto risalire ad un'antica concezione religiosa naturalista degli Indoeuropei, della quale sarebbero un'ulteriore attestazione il dio vedico Agnis[1] ed il culto del fuoco di Estia in Grecia.
Il fuoco sacro, custodito nel tempio di Vesta, venne spento nel 391 per ordine dell'imperatore Teodosio.
La dea Vesta veniva celebrata nella settimana che va dal 7 giugno al 15 giugno. Il primo giorno delle celebrazioni era dedicato all'apertura annuale del tempio per i riti sacrificali.
Estia, nella mitologia greca, era la dea della casa. È la meno conosciuta fra le divinità più importanti dell’antica Grecia. Era tuttavia tenuta in grande onore, veniva invocata e riceveva la prima offerta nei sacrifici effettuati nell'ambiente domestico.
Esiodo la indica come figlia primogenita di Crono e di Rea, la più anziana della prima generazione degli dèi dell'Olimpo. Suoi fratelli e sorelle, in ordine di nascita, sono: Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus. Apparteneva quindi al ristretto gruppo delle dodici maggiori divinità dell'Olimpo.
Insieme alla sua equivalente divinità romana, Vesta, non era nota per i miti e le rappresentazioni che la riguardavano, e fu raramente rappresentata da pittori e scultori con sembianze umane, in quanto non aveva un aspetto esteriore caratteristico: la sua importanza stava nei rituali simboleggiati dal fuoco.
Fece voto di castità, non perché non fosse bella; infatti sia Poseidone che Apollo chiesero la sua mano a Zeus, che però, data la decisione della sorella di restare vergine ed evitando così un possibile concorrente al trono, respinse le loro proposte.
Dopo un banchetto Priapo, ubriaco, tentò di farle violenza, ma un asino, col suo raglio, svegliò la dea che dormiva e gli altri dèi, che lo costrinsero a darsi alla fuga. L'episodio ha un carattere di avvertimento aneddotico per chi pensi di abusare delle donne accolte in casa come ospiti, sotto la protezione del focolare domestico: anche l'asino, simbolo della lussuria, condanna la follia criminale di Priapo.
Omero narra che Estia riuscì a resistere alle seduzioni e alle persuasioni di Afrodite.
Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.
La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.
Ogni città, nell’edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.
Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.
Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.
La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.
I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio. Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.
Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.
Ovidio scrisse: « Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »